Iniezione Intravitreali

Iniezione Intravitreali di ANTI-VEGF (Beovu, Eyela, Lucentis, Avastin, Vabysmo) e di steroidi (Ozurdex e Taioftal)

Chirurgia oftalmica

Informazioni generali

L’iniezione intravitreale consiste nella somministrazione di un farmaco direttamente all’interno dell’occhio, più precisamente nel vitreo, la sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare.

Questa procedura è indicata per il trattamento di patologie retiniche – come la degenerazione maculare legata all’età (AMD), l’edema maculare diabetico, le trombosi venose retiniche – e ha l’obiettivo di contenere la progressione della malattia e preservare la funzione visiva.

Come si esegue l’iniezione intravitreale

L’iniezione viene eseguita in sala operatoria, in condizioni di massima sterilità, e in regime ambulatoriale, senza necessità di ricovero.

La procedura:

  • viene effettuata con anestesia topica tramite colliri anestetici

  • è rapida e generalmente indolore

  • consente al paziente di rientrare a casa subito dopo, accompagnato da un familiare

Al termine della seduta viene applicata una terapia post-iniezione a base di colliri antibiotici e antinfiammatori, per prevenire eventuali complicazioni.

L’iniezione intravitreale è dolorosa?

L’iniezione intravitreale è una procedura rapida e generalmente ben tollerata.
La durata è di pochi secondi e viene effettuata con anestesia topica tramite colliri anestetici, che riduce al minimo la sensazione di dolore.

Nei 2-3 giorni successivi, in caso di trattamento con rimozione dell’epitelio, possono comparire:

  • Dolore intenso

  • Sensazione di corpo estraneo

  • Fotofobia (fastidio alla luce)

 

È consigliato un periodo di riposo di almeno due giorni, preferibilmente a letto e in un ambiente poco luminoso.

Durante i giorni seguenti, è importante:

  • Evitare lettura, TV e luce intensa

  • Proteggersi da polvere e agenti irritanti

  • Dormire almeno 10-12 ore per notte

La terapia postoperatoria prevede l’uso di antidolorifici per ridurre la sintomatologia.

Nei trattamenti senza rimozione dell’epitelio, i sintomi post-operatori sono minimi e il recupero visivo è più rapido.

Ci sono controindicazioni?

Non esistono controindicazioni assolute all’iniezione intravitreale legate a patologie sistemiche.
Tuttavia, esistono profili di rischio che devono essere attentamente valutati, in particolare nei pazienti con:

  • patologie cardiovascolari (cardiopatici)

  • disturbi della circolazione (vasculopatici)

  • allergie documentate ai principi attivi contenuti nei farmaci utilizzati per le iniezioni

È fondamentale una valutazione accurata del quadro clinico da parte dell’oculista prima di procedere al trattamento.

Dopo la somministrazione del farmaco, è essenziale rispettare il protocollo di follow-up, che costituisce una parte integrante della terapia. I controlli post-iniezione devono essere effettuati nei tempi e nei modi indicati dall’oculista, per garantire l’efficacia del trattamento, verificare l’evoluzione clinica e individuare tempestivamente eventuali effetti collaterali.

Il cross-linking è doloroso o pericoloso?

Il trattamento non è doloroso e ha una durata inferiore a un’ora. Si svolge in sala operatoria, in ambiente sterile, con il paziente sdraiato su un lettino.
Al termine dell’intervento viene applicata una lente a contatto terapeutica, utile per la protezione e la guarigione della cornea.

Il rischio di complicazioni, sebbene non completamente eliminabile, è contenuto e dipende da:

  • la gravità della patologia oculare preesistente

  • la collaborazione del paziente nel seguire correttamente le indicazioni post-operatorie

Esame del fondo oculare

Per la valutazione del fondo oculare è fondamentale instillare in ogni occhio del paziente una goccia di un farmaco midriatico (che dilata la pupilla), questo consente all’oculista di poter visualizzare correttamente le regioni più importanti de fondo oculare ovvero la retina, il nervo ottico, la macula e i vasi sanguigni. Eventuali anomalie a carico dell’occhio saranno comunicate al Paziente per valutare la necessità praticare una terapia medica, di ulteriori indagini diagnostiche di II° livello o di un’ipotetico trattamento chirurgico.